Recensione: “Come un’isola”.

Dopo le feste, rieccomi tornata con una nuova recensione e il libro che ha l’onore di essere la mia prima lettura dell’anno è Come un’isola di Monika M., edito da Lettere Animate.

Come ho accennato, qualche tempo fa, sulla mia pagina Facebook, in questo periodo sto leggendo molti libri lontani dal mio panorama letterario. Il romanzo che vi sto per commentare è proprio uno di questi, perché non sono abituata a leggere una storia d’amore, anche se questa è molto anticonvenzionale, il che lo ha reso interessante.

Ma andiamo per gradi…

I personaggi principali sono due e, per la maggior parte del tempo, vediamo solo loro. Lucrezia è una scrittrice goffa e dal carattere chiuso e orgoglioso, la quale, grazie a dei ricordi, è convinta di essere stata una donna accusata di stregoneria in una vita precedente. Per far tornare pienamente a galla quei ricordi, ingaggia Victor chiedendogli di sottoporla alle stesse torture cui venivano sottoposte le streghe. Non si sa esattamente che mestiere faccia quest’uomo misterioso e affascinante. La cosa certa è che lui è circondato da donne e che è un sadico dominatore.

La prima metà del libro si svolge nella casa di Victor, in cui si trasferisce anche Lucrezia. Nell’arco di questo periodo abbiamo la possibilità di conoscere meglio i protagonisti, soprattutto lei, perché i pensieri che leggiamo sono sempre i suoi. Le pratiche di tortura sono momenti molto accesi e di tensione, nella narrazione. Purtroppo mi aspettavo di scoprire di più sulla vita precedente di Lucrezia, su chi fosse e sui motivi che l’hanno portata alla morte. Invece, pian piano, la storia ha cominciato a ruotare solo sui sentimenti che lei scopre di provare per lui.

Da metà libro in poi, quindi, cambiano molte cose. Innanzitutto l’ambientazione non è più limitata a quattro mura domestiche, anzi, si passa da Bologna a Roma, da Parigi alla Germania, e devo dire che è molto apprezzabile la cura nel descrivere i luoghi, al punto di dargli un tocco mistico. Quanto al rapporto tra Lucrezia e Victor, diventa un tira e molla, un circolo vizioso, in cui lei lo respinge, nonostante continui a pensarlo, mentre lui, nei modi più bizzarri e incredibili, riesce sempre a trovarla, ma riesce anche a farla allontanare, spesso facendola ingelosire.

A leggere la trama si potrebbe pensare che questo libro sia un romanzo erotico. In effetti, alcune caratteristiche di questo genere sono presenti a volte e, a tratti, assume anche dei toni volgari. Tuttavia credo che l’elemento che risalti di più sia quello psicologico.

Essendo costantemente nella testa di Lucrezia, assistiamo a continui esami di coscienza. Da metà in poi, addirittura, mi è venuto da pensare che entrambi i protagonisti soffrissero di un qualche problema psicologico, specialmente Victor, il quale spesso assume dei comportamenti incomprensibili che solo l’analista di Lucrezia potrà spiegare, ad un certo punto.

Il tema dell’amore è trattato in maniera diversa dal solito. Lei ama lui, lo ammette anche al suo orgoglio; prova un senso protettivo nei suoi confronti, ma allo stesso tempo vuole allontanarlo per non farsi del male e perché sa che non sarà mai corrisposta. Non si sa, invece, cosa prova Victor: dice a Lucrezia che è “Sua”, di sua proprietà, però il suo sentimento non è amore.

Per passare alla scrittura in sé, i dialoghi sono equilibrati e spontanei. Le descrizioni dei luoghi, come già detto, sono precise. Gran parte della narrazione è composta dai pensieri di Lucrezia. La punteggiatura, purtroppo, non era molto corretta: a volte la lettura perdeva il suo ritmo per le virgole messe dove andrebbero i punti.

Personalmente, per dare un giudizio personale, inizialmente ho trovato molto intrigante la storia, perché c’era un buon equilibrio tra l’amore, la psicologia e il mistero della vita precedente. L’entusiasmo ha cominciato a scendere quando la storia sentimentale è diventata il fulcro del libro e i pensieri di Lucrezia erano sempre gli stessi: “Lo amo… ma lo odio”.

Devo ammettere, però, che ho apprezzato il modo in cui è finito il libro. Alla fine della storia ho sentito come se mancasse qualcosa, come se non tutti i pezzi del puzzle non fossero a posto, però ho gradito il finale (che per ovvie ragioni non svelerò).

Al contrario dell’ultimo libro che ho recensito, questo romanzo è “scritto unicamente per noi donne”: così lo presenta l’autrice, nella sinossi. Basta pensare il fatto che guardiamo tutto attraverso gli occhi di Lucrezia. Inoltre i pensieri e le sensazioni sono per lo più femminili.

Il libro, in generale, mi è piaciuto perché solitamente apprezzo quando è presente la componente psicologica. C’è stata qualche delusione qua e là perché pensavo che la trama si sarebbe sviluppata in maniera diversa, ma alla fine credo di aver capito quale fosse l’intento dell’autrice in questo libro; e ho capito anche le motivazioni del titolo, Come un’isola.

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