Copertina del libro Scrivere è un tic

“Scrivere è un tic” di Francesco Piccolo | Recensione

Cari lettori e scrittori, oggi vi parlo di un libro che potrebbe essere gradito a entrambi. Si tratta di Scrivere è un tic – i segreti degli scrittori, scritto dall’autore e sceneggiatore Francesco Piccolo e edito dalla casa editrice Minimun Fax.

Sono stata attirata da questo libro prima di tutto per il titolo: perché la scrittura dovrebbe essere un tic? Poi sul retro della copertina ho letto: “Imparare a scrivere è, in pratica, una educazione alla quotidianità”, allora mi sono convinta a comprarlo, curiosa di saperne di più.

Scrivere è un tic è un volume di circa 100 pagine, Piccolo parla direttamente al lettore, senza risparmiare qualche battuta e aneddoti di vita personale. Nell’introduzione ci spiega come l’immagine dello scrittore è, spesso, stereotipata: così come i poeti, “scrivono quando soffrono, quando c’è la una piena e soprattutto quando arriva l’ispirazione”. Invece la scrittura non è solo Musa ispiratrice, non è solo talento, ma è anche allenamento e, soprattutto, metodo.

Nel corso del libro vengono riportate molte citazioni di autori vari che rilevano i loro metodi di scrittura. Qui c’è da dire che ho apprezzato molto la scelta di note e riferimenti in un’appendice in fondo al libro e non a piè di pagina, per non interferire con una lettura scorrevole.

I capitoli sono abbastanza brevi e trattano di aspetti differenti della scrittura: dalla considerazione di questo mestiere al tempo che gli autori dedicano a scrivere. Ciascuno scrittore ha le sue ritualità, i suoi tempi, i suoi luoghi preferiti e le sue manie.

Proust, ad esempio, scriveva seduto sul letto, utilizzando le ginocchia come scrittoio, tenendo a portata di mano quindici penne, così nel caso gliene fosse caduta una non sarebbe stato costretto a raccoglierla interrompendo il lavoro. Dostoevskij scriveva giorno e notte; Eliot aveva i suoi orari prefissati: dalle dieci all’una. Claudio Magris predilige scrivere al caffè, poiché in casa non riesce; per Anna Maria Ortese, invece, la casa è il simbolo della scrittura.

Scrivere è anche disciplina e imporsi una regolarità, come consiglia anche Flaubert. C’è chi fa un orario da impiegato, dalle 9 alle 16, come Ken Follet e chi fa come Yoshimoto: al pomeriggio si scrive, di notte in discoteca e al mattino si dorme.

Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che si trovano tra le citazioni e le testimonianze riportate nel testo.

Leggere questo libro è stato veloce e piacevole. Lo consiglio ai lettori che vogliono conoscere segreti e curiosità degli autori che amano, e lo consiglio agli scrittori che vogliono trovare un metodo di scrittura o, perché no, inventarlo!

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