Scegliere la scuola: qual è la mia strada?

Arriva per tutti quel momento in cui non abbiamo nemmeno finito una scuola che già dobbiamo pensare alla prossima.

Sei in terza media? Devi pensare alla scuola superiore. Sei in quinta superiore? Devi pensare all’università . Ti stai per laureare? E che non vuoi fare un master?

Scegliere una scuola è importante. Siamo noi che decidiamo (e non qualcun altro, tenetelo a mente!), è una delle prime scelte importanti a cui siamo sottoposti e non sappiamo come capire qual è la nostra strada.

La scelta sembra banale, ma in realtà è ardua. Ci sono persone che, almeno a grandi linee, sanno già che cose fare, ma per la maggior parte non è così. E partiamo dal presupposto che va bene avere dei dubbi e porsi delle domande sulla propria vita, è segno che ci tenete a voi stessi.

Ricordo che avevo avuto un dilemma esistenziale in terza media, perché dovevo decidere in quale scuola iscrivermi dopo. Era più o meno il periodo di maggio quando nella mia classe si cominciavano a raccogliere le preiscrizioni.

I professori avevano dato a ognuno di noi un elenco di indirizzi ai quali potevamo essere portati. A me avevano consigliato l’istituto psicopedagogico o l’istituto linguistico. Non mi avevano consigliato esattamente un liceo, perché magari non pensavano che avrei continuato con l’università, dato il mio andamento scolastico. Certo, il terzo anno i miei voti si erano alzati molto, ma i primi due anni avevo avuto delle serie difficoltà con lo studio.

Comunque io ero stata condizionata da questa cosa. Nonostante nel corso dei tre anni fossi migliorata tanto, davo più importanza ai miei limiti che alle mie potenzialità. Tanto per dirla tutta, il mio limite più grande era la matematica! Così inizialmente avevo cominciato a informarmi sulle varie scuole seguendo un criterio decisamente errato. Selezionavo le scuole in cui c’era meno matematica possibile. Avevo scoperto che c’era un indirizzo alberghiero che soddisfaceva le mie esigenze. Tra l’altro era vicino a casa mia.

Avevo cominciato a fingere che l’ambito di quella scuola mi appassionasse, ma in realtà stavo considerando di sceglierla solo perché avevo paura dei miei limiti.

In qualche modo me ne resi conto, così cambiai rotta provando a prendere in considerazione i consigli che mi avevano dato i professori e feci un paragone tra linguistico e pedagogico. Arrivò il giorno della preiscrizione e io avevo scelto il pedagogico. Perché? Perché c’erano meno ore di matematica rispetto al linguistico! Ancora lo stesso errore.

La preiscrizione non imponeva nulla di ufficiale, certo, però l’avevo fatta. Avevo scelto un indirizzo in cui, potenzialmente, sarei andata bene, almeno da quanto sostenevano i professori; inoltre c’era un tollerabile numero di ore di matematica. Eppure avevo ancora un senso di amaro. Sentivo che non era la mia strada.

A volte bisogna fidarsi del proprio istinto.

Una sera ne parlai con mia madre. Le confidai che ero ancora indecisa e che non sapevo cosa fare. Allora lei mi disse una semplice frase che diventò il pilastro di tutte le mie scelte:

Chiediti come vuoi vederti in futuro.

Ci pensai un po’, ma la mia risposta arrivò senza troppi dubbi: “Voglio fare un lavoro che mi permetta di viaggiare”.

“Bene, per viaggiare devi conoscere le lingue”, mi disse ancora lei.

Improvvisamente la polvere del dubbio si levò per scoprire la decisione giusta, ciò che volevo davvero. Per le lingue ero portata, non a caso le prime materie in cui ero nettamente migliorata erano state il francese e l’inglese. Inoltre il pensiero di poter imparare una terza lingua mi entusiasmava. Certo, avrei fatto più matematica di quanto avrei voluto, ma ormai avevo capito il concetto: l’obiettivo deve essere più importante dei limiti.

Bisogna cercare di trovare un equilibrio tra ciò che ci appassiona e ciò in cui siamo portati.

Questo criterio può essere applicato a molte altre cose. Per l’università così come per il lavoro.

Quando dovetti decidere l’università adottai lo stesso criterio. Nel corso degli anni nacque in me il desiderio di fare la giornalista, così scelsi una facoltà che mi permettesse di seguire questa strada. Adesso sono laureata in Scienze della Comunicazione e ora frequento un Master in Editoria. Certo, i momenti difficili ci sono. Capita che a volte mi chieda “perché non ho scelto una strada che mi permettesse di trovare subito lavoro?” Semplice, perché il mio obiettivo è un altro e sceglierei lo stesso percorso di studi altre mille volte.

Se sei di fronte a una decisione e non sai che strada prendere, chiediti come vuoi essere fra dieci anni. Sei sulla strada giusta per arrivarci oppure devi cambiare qualcosa?

E inevitabilmente arriverai alla risposta.

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