A misura d’uomo di Roberto Camurri | Recensione

Oggi vi parlo di un libro che è uscito da pochi mesi, di un autore che ha esordito solo a gennaio 2018, ma che è riuscito subito a far parlare di sé.

Questa recensione sarebbe dovuta arrivare prima ma, come avrete notato, il sito ha subito delle importanti modifiche. Ma ora eccomi qua, finalmente posso farvi sapere cosa mi ha lasciato A misura d’uomo di Roberto Camurri.

Ammetto di aver acquistato questo libro occhi chiusi, senza nemmeno leggere la trama. Le libraie di Book Morning stavano organizzando il primo incontro del loro Salotto Editoriale, in cui sarebbero stati presenti l’autore del libro e l’editore di NN Editore. Così, incuriosita, ho deciso di dare fiducia a questa nuova scoperta.

176 pagine racchiudono una serie di racconti che ruotano attorno a Fabbrico, un piccolo paese dell’Emilia. Lui è il vero protagonista, un protagonista che rimane sullo sfondo ma che condiziona la vita dei personaggi. “Fabbrico è il paese da cui vuoi scappare, ma in cui poi vuoi tornare” ha detto Camurri durante l’incontro. In questo luogo, con poche anime e due strade, nascono amori e amicizie. La relazione più evidente è quella tra Davide, Valerio e Anela. Non si tratta del solito triangolo amoroso, ma di tre persone inseparabili, nonostante il destino abbia in serbo qualcosa di diverso. Nel leggere la loro storia, tra tuffi nel passato e nel futuro, ho avuto un’impressione che l’autore ha, poi, confermato: “quello tra Davide e Anela è un amore che convince ma non dura, mentre quello tra Valerio e Anela è un amore che non convince ma che dura.” E io aggiungo che sono entrambi amori veri.

Al Salotto Editoriale della libreria Book Morning

Protagonisti delle storie sono anche altri personaggi, abitanti di Fabbrico e legati, in un modo o nell’altro, ai tre personaggi che ho citato prima. Personaggi come Mario, la Bice e il partigiano Giovanni, sono ben caratterizzati e riescono a raccontarci tutto di loro in poche pagine in cui compaiono.

Una tematica che ho sentito particolarmente forte è quella del tempo che passa. Il tempo può guarire, può avvicinare, ma può anche allontanare o farci provare malinconia per un passato che, volenti o nolenti, ci condiziona. E questo elemento è presente in tutto il libro, ma io l’ho trovato più vivido nei racconti Asfalto e Neve. Nel primo caso, leggiamo di un amore e che cambia nel corso degli anni. All’inizio si è giovani e belli, c’è passione, c’è la voglia di cominciare una vita insieme. Poi si invecchia, spuntano i capelli bianchi, si mette su qualche chilo, si vive la quotidianità con un po’ di monotonia. Si commettono degli errori. Per alcuni la vita di coppia diventa più solida, come per Valerio e Anela, ma non per tutti è così ed è inevitabile provare un senso di amaro. Nel secondo racconto, invece, troviamo Giovanni, un partigiano che non ha mai smesso di essere fedele ai suoi valori, nonostante l’età e i suoi limiti fisici. Non sono riuscita a non mettermi nei suoi panni e provare la sue stesse emozioni.

La cosa che ho apprezzato maggiormente di A misura d’uomo è che l’autore ha saputo emozionare parlando una cosa comune a tutti: la vita di tutti i giorni. Ha preso un paese piccolo, dei personaggi che potrebbero essere chiunque e ha evidenziato gli elementi che sono costantemente sotto i nostri occhi ma che, a volte, facciamo fatica a vedere. Non per niente “questo libro è adatto a chi ama avvicinarsi ai quadri”.

In poche righe si presentava davanti a me l’immagine di Fabbrico e dei suoi abitanti. E, a proposito di questo, lo stile è molto veloce, le frasi sono brevi e coincise. Confesso che a volte facevo fatica a stare dietro a quello che leggevo. Spesso dopo un racconto facevo una pausa per riprendermi sia dalle sensazioni di dolce e amaro che mi aveva lasciato che dal ritmo. Sono contenta, però, di aver provato qualcosa di diverso da quello a cui sono abituata.

Una volta chiuso il libro, ho provato una sorta di amore e odio nei suoi confronti, ma questo non lo trovo un male, perché da quanto ho capito era proprio questa la sensazione finale che voleva lasciare l’autore. D’altronde la realtà non sempre ci piace, specialmente quando ci viene descritta in maniera nitida. Ma siamo anche consapevoli che dobbiamo accettarla e questo ci rende, in qualche modo, sereni.

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