atlante leggendario delle strade d'islanda

“Atlande leggendario delle strade d’Islanda” di Iperborea | Recensione

Siamo alle soglie dell’autunno e, con questo freddo incombente, mi sembra il momento ideale per parlarvi di una delle mie ultime letture. Si tratta di Atlante leggendario delle strade d’Islanda, curato da Jón R. Hjálmarsson ed edito da Iberborea. Ho comprato questo libro al Salone del Libro di Torino, attirata dal grazioso stand dell’editore, decorato con mensole di legno e piantine. Curiosando tra i vari titoli, poi, ho deciso di acquistare proprio questo, per scoprire di più sul folclore dell’Islanda, un paese che mi ha sempre affascinata.

Relazione tra Iperborea e l’Islanda

Per chi non conoscesse la casa editrice, Iperborea è nata nel 1987 da un’idea della sua fondatrice, Emilia Lodigiani. Si occupa di letteratura nord-europea, pubblicando autori olandesi, scandinavi, baltici, finlandesi e fiamminghi. La loro mission è prevalentemente quella di far conoscere in Italia la cultura nordica. Una cultura distante e misteriosa, forse il successo della casa editrice deriva proprio da questo. Un’altra peculiarità di Iperborea sta anche nel formato dei libri. Sulla loro pagina Facebook si legge che è di “10×20, esattamente quello dei mattoni di cotto.”

Raccontarvi brevemente della casa editrice era importante per capire che relazione ci fosse tra Iperborea e l’Islanda, ma ora andiamo a parlare del libro.

Un viaggio in Islanda

Atlante leggendario delle strade d’Islanda propone al lettore di svolgere un viaggio immaginario, seguendo la statale n. 1. Durante questo percorso si fa una sosta per scoprire la leggenda legata a un determinato luogo. Il libro è suddiviso in diverse sezioni, dall’Islanda Occidentale a quella Centrale. E ogni racconto viene anticipato da una descrizione dettagliata del luogo, per offrire un’immagine nitida nel corso della lettura.

Le storie appartengono alla tradizione popolare islandese e spaziano dai tempi cristiani a quelli pagani. Sentirete parlare di troll, elfi, spettri che si aggirano tra le cascate, gli altipiani e i sentieri. Il tutto fa da condimento alle leggende popolari e a racconti di magia, amore e vendetta.

Il mio approccio allo stile

Ammetto che ci ho messo un po’ ad abituarmi allo stile di questi racconti. Lo stile è estremamente semplice, a volte avevo l’impressione di trovarmi davanti a una di quelle traduzioni di versioni di latino che facevo al liceo. Anche i scioglimenti dei vari intrecci sono piuttosto sbrigativi, trattandosi di leggende popolari. Ad esempio, uno dei racconti che mi è rimasto impresso è Kolbeinn e il diavolo di Thúfubjarg.

Qui si narra di una sfida tra il diavolo e il poeta del ghiacciaio. “Chi dei due non fosse riuscito a completare la strofa dell’avversario avrebbe dovuto buttarsi giù dalla scogliera”. I due vanno avanti tutta la notte a comporre rime finché, all’alba, Kolbeinn non si stufa, estrae un coltello che punta al diavolo e gli propone di fare una rima con “fegato”. Il diavolo, nonostante avesse trovato per ore le rime più difficili, non riesce a continuare e perde.

Premetto che questo racconto, di due pagine, mi è piaciuto anche perché nella mia testa si era immediatamente dipinta questa immagine poetica dell’uomo che sfida una creatura soprannaturale, su una scogliera al chiaro di luna. Mi ha lasciata un po’ sconcertata semplicemente perché era uno dei primi racconti, quindi dovevo abituarmi alla narrazione tipica delle leggende appartenenti alla cultura popolare. Infatti mi sono detta “Veronica, guarda che sei di fronte a dei testi riadattati, non all’ultimo thriller dell’anno con una trama intricata”. A pensarci bene, questo è il genere adatto per le classiche storie della sera da raccontare ai bambini.

Da lì in poi, il mio approccio alla lettura è stato diverso e decisamente più piacevole. Sembra scontato, ma a volte dobbiamo essere consapevoli del libro che abbiamo sotto gli occhi.

Pregi e difetti del libro

Essendo stata per la prima volta alle prese con un libro incentrato sull’Islanda, ho apprezzato molto la nota con la pronuncia di lettere a noi sconosciute, posta subito dopo l’introduzione. Ricordo che quando ho letto Anna Karenina, spesso mi limitavo a storpiare, se non a guardare e basta, i nomi russi, non avendo alcuna famigliarità con questa lingua. Invece con una breve spiegazione ho potuto provare a leggere e pronunciare i vari termini islandesi.

Bellissime anche le illustrazioni, a volte poste in mezzo al testo. Non sono particolarmente invasive e il loro tratto distintivo ha contribuito a dare un tocco in più al libro. Così come ho adorato le mappe, all’inizio di ogni sezione. Chi mi conosce sa che ho una particolare passione per le carte geografiche.

Le storie sono davvero suggestive e le descrizioni dei luoghi aiutano a immergere completamente il lettore nel foclore islandese. Verso la fine, però, ho avuto l’impressione che alcune si ripetessero un po’, magari perché presentavano gli stessi elementi e tematiche. Ciò non toglie, però, che l’intento del libro è stato raggiunto, cioè quello di far compiere al lettore un vero e proprio viaggio. Infatti, ciò che invoglia a finire il libro è anche il fatto di giungere alla fine della statale n.1.

Consiglio Atlante leggendario delle strade d’Islanda?

Naturalmente consiglio Atlante leggendario delle strade d’Islanda agli amanti della letteratura nordica e a chi, come nel mio caso, è curioso di conoscere le tradizioni di un determinato paese. Chissà, magari un giorno, quando riuscirò finalmente a visitare l’Islanda, porterò questo libro con me per ripercorrere la statale n.1 e vedere di persona i luoghi che fanno da sfondo a queste leggende.

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