la guardiana dei draghi

La Guardiana dei Draghi: storia di una progettazione

Ciao a tutti, Guardiani! Con questo articolo inauguriamo la categoria La Guardiana dei Draghi, sul mio blog, in modo da fornirvi la mia esperienza diretta del mondo della scrittura e dell’editoria, oltre a svelarvi qualche curiosità sul mio libro.

Dunque essendo il primo tassello del mega puzzle del mondo che ho creato (e che sto ancora creando), partiamo dagli albori, dalla progettazione.

Come ho progettato il libro La Guardiana dei Draghi?

Volevo fare la scrittrice

Come ho spiegato nel mio ultimo articolo, si inizia a scrivere perché si ha qualcosa da comunicare. Se vorresti scrivere, ma ancora non sai di cosa parlare, evidentemente non è ancora arrivato il momento giusto.

L’idea è il seme che va piantato ancor prima di iniziare la progettazione.

La Guardiana dei Draghi è nata dalla necessità di voler creare un mondo tutto mio, con le mie regole. Così è nato Erasmen, un pianeta in cui tutto è possibile.

Mi sono immaginata questa lunga distesa di montagne rosa, che attraversano il continente più grande. La Catena Rosa è, tutt’ora, il mio posto preferito di Erasmen, piena di misteri, pericoli e magie.

“Perché queste montagne sono rosa, sei pazza Veronica?” Forse, ma ho una spiegazione più che logica, ne parlerò in un altro articolo, se avrai voglia di seguirmi!

Leggi La Guardiana dei Draghi, ora!

Adesso mi metto a scrivere

Non ricordo esattamente quando è stato il momento in cui ho detto “adesso mi metto a scrivere”. Sapevo solo che sentivo il forte bisogno di prendere un progetto e di portarlo a termine.

“Ma come sapevi da dove iniziare?”

Non lo sapevo, perché non lo avevo mai fatto. Avevo provato a scrivere in passato, ma non sapevo da che parte girarmi e non sono mai andata oltre il primo paragrafo.

Così sono andata su Internet e molto banalmente ho digitato su Google “come scrivere un libro”. E mi sono messa a leggere degli articoli che mi spiegavano che una storia ha bisogno di una progettazione. Proprio così.

Ho comprato un quaderno, che uso tutt’ora, l’ho personalizzato (come vedete sopra), e guai a chi me lo tocca. Una sera mi sono messa sul divano e ho cominciato a fare una lista di possibili personaggi, comparse e luoghi. Ma alcuni personaggi vivevano nella mia testa da sempre.

Sapete qual è il personaggio nato prima in assoluto? Mrs. Penny, la governante di Hope. Un personaggio marginale, con tanto significato, perché era un’amica immaginaria che avevo inventato quando giocavo con mio fratello da piccoli. Non a caso, Mrs. Penny rappresenta simbolicamente l’infanzia e la vita tranquilla di Hope, prima di conoscere la verità su se stessa.

E ho iniziato a scrivere La Guardiana dei Draghi

E poi l’ho fatto davvero. Ho cominciato a scrivere. Ma i primi capitoli sono completamente diversi rispetto a quelli che potete leggete adesso. Cominicava con la mamma di Hope che andava sulla Terra e lasciava la neonata sulla soglia di casa del professor Edison.

Altra curiosità! Questa scena mi è venuta in mente guardando un video di Final Fantasy, non chiedetemi quale perché non lo ricordo, è stata una marea di anni fa. Però ricordo questa ragazza, una guerriera, che si muoveva furtiva in mezzo all’erba alta, e in qualche modo mi è rimasta impressa.

Ecco, ora sapete perché nei pressi di Dawnville, la cittadina in cui è cresciuta Hope, c’è una distesa di erba alta.

Mentre scrivevo continuavo ad appuntare. Mi facevo gli schemi e le scalette dei singoli capitoli, perché mi aiutavano a evitare incongruenze e buchi di trama. Inoltre mi rendevo conto che, più scrivevo, e più la storia si articolava, avevo per forza bisogno di un supporto.

Ma poi arriva il blocco

Ebbene sì, l’ho avuto, ho avuto il famoso blocco. Per quanto fossi lanciata in questo progetto, dopo i primi capitoli di stesura mi sono fermata.

Se avete letto il libro (oddio, non l’hai ancora fatto?), avete presente la principessa Kleida che scompare all’inizio della storia? Ecco, mi serviva che scomparisse, ma non sapevo come.

Avevo anche chiesto consiglio a una mia ex amica, anche lei scrittrice, raccontandole la trama che stavo costruendo. Ma anziché darmi dei consigli, mi aveva solo scoraggiata di più (ora capite perché “ex amica”).

Così sono stata mesi senza scrivere, sarà stato anche l’impegno della scuola. Ma io sono del parere che, se sei sulla strada giusta, prima o poi riesci nel tuo obiettivo. Non avevo accantonato del tutto il progetto, continuavo a pensarci e ad appuntare. E infatti, all’improvviso mi è tornata la scintilla.

La stesura

Fino a qualche anno fa, trascorrevo l’intera estate nella casa dei miei nonni in Basilicata. Il mare, l’odore del pineto, il canto delle cicale, per me non c’era niente di meglio per scrivere in pace. Spesso, la sera mi trattenevo in terrazzo a scrivere, sotto le stelle. Mamma mia, che bello che era lì il cielo stellato!

In Basilicata ho scritto gran parte del mio libro. Quando sono tornata a Genova, a settembre, dovevo solo ultimarlo.

Il mio quaderno mi è stato di grande aiuto. Quando mi bloccavo era perché non riuscivo a trovare un senso logico anche a cose minime. E, se non sapevo come descrivere qualcosa, mi ponevo questa domanda:

“Cosa vorrei leggere, se fossi il lettore di questo libro?”

Una cosa che ho sempre pensato è che, se vuoi scrivere per i lettori, allora devi metterti nei panni di un lettore e ragionare da lettore. Questo pensiero mi ha aiutata soprattutto nelle scene difficili da descrivere, ma che volevo che si materializzassero per immagini nella mente del lettore.

Per farlo, di solito decido di usare uno stile diretto e semplice, e se posso mi piace fare interagire i personaggi. Un esempio è questa scena del capitolo 11 de La Guardiana dei Draghi:

In mezzo alle rovine c’era un’arcata di pietra; sembrava uno specchio e davanti c’era una persona. Si avvicinarono. Più avanzavano, più riuscivano a vedere quell’immagine attraverso la nebbia. La persona allo specchio era un bambino col volto, le mani e i piedi normali, ma il resto del corpo era ricoperto di pelo tigrato. Aveva persino la coda e le orecchie.

«Ma quello è un bambino-tigre» sussurrò Emris.

Il piccolo era di spalle e li guardava attraverso l’immagine dello specchio, con un sorriso inquietante.

«Ho paura, andiamo via» implorò Emris, ma nessuno lo ascoltò e continuarono ad avvicinarsi, anche se Hope avrebbe tanto voluto fare come diceva lui.

Brendon, che era più avanti rispetto agli altri, gli arrivò vicinissimo. Lo guardò, poi guardò lo specchio e, spaventando tutti, urlò di terrore.

«C-che cosa hai visto, Brendon?» balbettò Emris, anche se non avrebbe voluto sapere la risposta.

«N-nello specchio. Non vedo il mio riflesso» disse Brendon sconvolto, mentre l’immagine del bambino continuava a guardarlo e a sorridere. «Ma che maledizione è mai questa?!» gridò voltandolo, ma quando lo fece rimase ancora più sconvolto e con lui anche gli altri.

L’immagine riflessa non si era mossa.

La nascita de La Guardiana dei Draghi

Una volta arrivata alla fine, dovevo scegliere il titolo. Ne ho scritti un po’ sul mio quaderno. Dovete sapere che inizialmente il nome erasmese di Hope era Xyrlove e non Sined, quindi il libro si sarebbe dovuto intitolare Xyrlove.

Poi una notte ho fatto un sogno. Ero con mio nonno e, tutta contenta, gli dicevo “sai nonno, ho scritto un libro, devo decidere come intitolarlo.”

E lui mi rispondeva “secondo me dovresti intitolarlo La Guardiana dei Draghi – il Cristallo di Lunus.”

E così è nata La Guardiana dei Draghi.

Grazie nonno, per avermi suggerito anche il sottotitolo!

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